Ottocento anni fa, il Poverello non moriva, ma “transitava“, passava cioè da questa vita terrena a quella eterna, con una gioia e una serenità che ancora oggi interrogano e ispirano. Celebrare questo centenario non significa solo ricordare un evento storico, ma immergersi nel significato profondo di una scomparsa che, come disse il grande Chesterton, fece sì che “le stelle non videro mai un uomo morire così felice“.
La morte di San Francesco, infatti, non fu un addio malinconico, ma un inno alla vita. Venti anni dopo la sua conversione, Francesco sentì l’ora della sua dipartita avvicinarsi. Lungi dall’essere turbato, chiese ai suoi frati più cari di cantare le lodi al Signore, intonando egli stesso un salmo di Davide. Conscio della fine imminente, ma soprattutto dell’inizio di una nuova vita, perdonò e benedisse tutti i suoi figli spirituali, presenti e assenti. Volle poi ascoltare il Vangelo di Giovanni, il brano che parla del passaggio di Gesù al Padre, e, in un gesto di profonda umiltà, chiese di essere rivestito con un cilicio e cosparso di cenere. Circondato dai suoi frati, la sua anima si staccò dal corpo, ascendendo al cielo in una visione luminosa, come una stella che brilla più del sole (cf. FF 508-14).
Appuntamenti e Ricorrenze
30 Aprile 2026
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Rassegna stampa dal sito diocesiassisi.it della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno
Santuario e Parrocchia
di Rivotorto in Assisi
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